martedì 10 marzo 2009

Le Mille teorie.

Aggiungiamo alla lista l'ennesima conferma che i Tarocchi hanno origini nel nord Italia, ma dire che la chiave dei Tarocchi sta nella Bibbia è un'altra svista (per svista intendo il non vedere ciò che si ha sotto gli occhi).
Giordano Berti, in questo articolo di Fenix (la nuova rivista di Adriano Forgione prima direttore di Hera), sostiene di aver trovato la chiave dei Tarocchi in passi della Bibbia.
Come abbiamo già visto nella ricostruzione fatta in precedenti post, i Tarocchi sono figure assolutamente normali nel medioevo, tanto che immagini simili si possono facilmente trovare in dipinti e statue sparse un po' per tutta l'Italia.
Nel già citato libro "La nave dei folli" molte delle immagini dei Tarocchi, abbiamo visto che venivano usate per una didattica morale. Evidentemente in un mondo di analfabeti era più semplice usare immagini per fare prediche, comunque sono d'accordo con Berti che le immagini senza ombra di dubbio, abbiano la loro matrice nel cattolicesimo del XV secolo, ma non che questa sia la loro chiave interpretativa; piuttosto il cavallo di Troia che ha trasportato il messaggio eretico dei Tarocchi fino ai nostri giorni.

martedì 16 settembre 2008

Cap.8 La flagellazione di Cristo

Silvia Ronchey, docente di Civiltà bizantina all'Università di Siena, nel suo libro "l'enigma di Piero" sostiene che per interpretare correttamente questo quadro dobbiamo partire dalle "pappucce rosse" calzate da Ponzio Pilato. Questo particolare riporterebbe il quadro di Piero della Francesca nel giusto contesto, cioè: non alla vera flagellazione di Cristo e nemmeno alla supposizione che il quadro rappresenti la congiura contro Oddantonio II, ma a quella che tutti nel XV secolo sapevano essere la metafora della flagellazione di Costantinopoli sotto l'assedio Turco da parte di Murad II.

Interpretazione di Silvia Ronchey

articolo tratto da Wikipedia.org rif: http://it.wikipedia.org/wiki/Flagellazione_di_Cristo_(Piero_della_Francesca)

Per Silvia Ronchey e altri studiosi la tavola raffigurerebbe il messaggio politico di Giovanni Bessarione, il delegato bizantino che aprì il Concilio di Ferrara e Firenze del 1438 - 1439, per la riunificazione delle chiese orientali e occidentali. Il Cristo flagellato rappresenterebbe tanto la lontana Costantinopoli, che allora era assediata dagli ottomani, quanto in senso più ampio la cristianità intera.

A sinistra, la figura con turbante che assiste alla scena, sarebbe il sultano turco, ossia Murad II, mentre in Ponzio Pilato si dovrebbe identificare l'Imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo seduto, con calzature color porpora, che solo gli Imperatori bizantini potevano portare in tutto l'Impero bizantino, era come un loro simbolo Imperiale, che proveniva dalla sfarzosità della porpora, colore molto costoso nell'antichità. Le tre figure sulla destra rappresenterebbero da sinistra, Bessarione, il fratello dell'Imperatore bizantino, Tommaso Paleologo (scalzo perché ancora non imperatore e quindi non poteva indossare i calzari di porpora dei Basileus) e Niccolò III d'Este, padrone di casa del concilio. Quando Piero della Francesca dipinse la tavola erano passati 20 anni dai fatti del concilio e Costantinopoli era stata presa dagli ottomani, nel 1453. Papa Pio II Piccolomini su suggerimento del Bessarione allora aveva promosso una crociata, al cui appello però risposero ben pochi. Ecco, la tavola di Piero della Francesca ritrarrebbe esattamente il momento di discussione di questo secondo intervento, storicamente avvenuto in occasione di una riunione chiamata Concilio di Mantova (ecco un possibile senso per la frase convenerunt in unum). Oltre al messaggio religioso egli rappresenta un tema politico attuale nell'ambiente romano dove la tavola venne probabilmente dipinta, come una specie di manifesto del ricongiungimento fra Roma e Costantinopoli, collegandosi ad altre opere, prime fra tutte la Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze.

Calzature color porpora, che distinguevano gli Imperatori bizantini dagli occidentali. Questo è un particolare che ritroviamo anche nei tarocchi "Visonti Sforza" attribuiti a Bonifacio Bembo, lo stesso pittore che lavorava nella bottega Cremonese dei Bembo a cui gli sforza avevano commissionato tramite Trecchi le carte da Trionfo. In un mazzo che si pensa antecedente a questo, pertanto eseguito prima del concilio che portò i Bizantini in Italia, la carta dell' imperatore è molto diversa. Questo imperatore viene identificato in Sigismondo del lussemburgo che morì il 9 dicembre 1437 poco prima del concilio Ferrara Firenze. Osservando la carta si noterà che come l'altro imperatore porta un copricapo con lo stemma dell'aquila imperiale ha nelle mani gli stessi oggetti simbolo del potere temporale, ma non ha calzature porpora, di fatti
Sigismondo del Lussemburgo era l' imperatore d'occidente.

In questo sito si potrà constatare che tutti gli imperatori bizantini sono raffigurati con delle "pappucce rosse" e
per un ulteriore raffronto mostro anche l'Imperatore di un altro mazzo soprannominato BBV Brera-Brambilla Visconti. Anche in questo la calzatura che si vede non è di color porpora.