martedì 16 settembre 2008

Cap.8 La flagellazione di Cristo

Silvia Ronchey, docente di Civiltà bizantina all'Università di Siena, nel suo libro "l'enigma di Piero" sostiene che per interpretare correttamente questo quadro dobbiamo partire dalle "pappucce rosse" calzate da Ponzio Pilato. Questo particolare riporterebbe il quadro di Piero della Francesca nel giusto contesto, cioè: non alla vera flagellazione di Cristo e nemmeno alla supposizione che il quadro rappresenti la congiura contro Oddantonio II, ma a quella che tutti nel XV secolo sapevano essere la metafora della flagellazione di Costantinopoli sotto l'assedio Turco da parte di Murad II.

Interpretazione di Silvia Ronchey

articolo tratto da Wikipedia.org rif: http://it.wikipedia.org/wiki/Flagellazione_di_Cristo_(Piero_della_Francesca)

Per Silvia Ronchey e altri studiosi la tavola raffigurerebbe il messaggio politico di Giovanni Bessarione, il delegato bizantino che aprì il Concilio di Ferrara e Firenze del 1438 - 1439, per la riunificazione delle chiese orientali e occidentali. Il Cristo flagellato rappresenterebbe tanto la lontana Costantinopoli, che allora era assediata dagli ottomani, quanto in senso più ampio la cristianità intera.

A sinistra, la figura con turbante che assiste alla scena, sarebbe il sultano turco, ossia Murad II, mentre in Ponzio Pilato si dovrebbe identificare l'Imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo seduto, con calzature color porpora, che solo gli Imperatori bizantini potevano portare in tutto l'Impero bizantino, era come un loro simbolo Imperiale, che proveniva dalla sfarzosità della porpora, colore molto costoso nell'antichità. Le tre figure sulla destra rappresenterebbero da sinistra, Bessarione, il fratello dell'Imperatore bizantino, Tommaso Paleologo (scalzo perché ancora non imperatore e quindi non poteva indossare i calzari di porpora dei Basileus) e Niccolò III d'Este, padrone di casa del concilio. Quando Piero della Francesca dipinse la tavola erano passati 20 anni dai fatti del concilio e Costantinopoli era stata presa dagli ottomani, nel 1453. Papa Pio II Piccolomini su suggerimento del Bessarione allora aveva promosso una crociata, al cui appello però risposero ben pochi. Ecco, la tavola di Piero della Francesca ritrarrebbe esattamente il momento di discussione di questo secondo intervento, storicamente avvenuto in occasione di una riunione chiamata Concilio di Mantova (ecco un possibile senso per la frase convenerunt in unum). Oltre al messaggio religioso egli rappresenta un tema politico attuale nell'ambiente romano dove la tavola venne probabilmente dipinta, come una specie di manifesto del ricongiungimento fra Roma e Costantinopoli, collegandosi ad altre opere, prime fra tutte la Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze.

Calzature color porpora, che distinguevano gli Imperatori bizantini dagli occidentali. Questo è un particolare che ritroviamo anche nei tarocchi "Visonti Sforza" attribuiti a Bonifacio Bembo, lo stesso pittore che lavorava nella bottega Cremonese dei Bembo a cui gli sforza avevano commissionato tramite Trecchi le carte da Trionfo. In un mazzo che si pensa antecedente a questo, pertanto eseguito prima del concilio che portò i Bizantini in Italia, la carta dell' imperatore è molto diversa. Questo imperatore viene identificato in Sigismondo del lussemburgo che morì il 9 dicembre 1437 poco prima del concilio Ferrara Firenze. Osservando la carta si noterà che come l'altro imperatore porta un copricapo con lo stemma dell'aquila imperiale ha nelle mani gli stessi oggetti simbolo del potere temporale, ma non ha calzature porpora, di fatti
Sigismondo del Lussemburgo era l' imperatore d'occidente.

In questo sito si potrà constatare che tutti gli imperatori bizantini sono raffigurati con delle "pappucce rosse" e
per un ulteriore raffronto mostro anche l'Imperatore di un altro mazzo soprannominato BBV Brera-Brambilla Visconti. Anche in questo la calzatura che si vede non è di color porpora.

martedì 2 settembre 2008

Cap.7 A caccia di "Indizi"

Quando un indizio è solo un indizio?
Per
Jessica Fletcher, protagonista della serie televisiva "La signora in giallo" sembra esistere questa regola:

un indizio è solo un indizio... due indizi sono una strana coincidenza... ma tre indizi sono più che sufficienti per metterci sulle tracce di un colpevole.


Ripartiamo dal dipinto di Benozzo Gozzoli visto nel precedente post, spostiamo l'attenzione in basso a sinistra, solo a una paio di teste dal barbuto volto di Giorgio Gemisto Pletone.
Nella direzione in cui sia Gemisto che molti dei personaggi sembrano rivolgere lo sguardo, spicca la figura di un giovane nobile identificato in Sigismondo Malatesta.
Lo stesso Sigismondo Malatesta che viene nominato in uno dei documenti ufficiali affiorati nella storia dei Tarocchi...
Nel 1451 Bianca Maria Visconti scriveva al marito Francesco Sforza di inviare a Sigismondo Malatesta un mazzo di “quelle carte di trionfi che se ne fanno a Cremona”. Tra il 1450 e il 1452 al tesoriere ducale di Cremona Antonio Trecchi gli Sforza commissionarono “carte da triumpho per zugare, de belle quanto più sarà possibile et ornate con le armi ducali et le insegne nostre”.

Ricostruire una storia a così tanta distanza di tempo, con pochissima documentazione a disposizione diventa un'impresa davvero ardua.
Da parte mia ho un'idea, scaturita dal presupposto che
"lo schema" deve averlo ispirato una persona dotata di intelligenza e conoscenze fuori dal comune e dalla lettura di svariati libri riguardanti la storia medioevale, sono arrivato a sospettare che questa persona potesse essere Giorgio Gemisto.

Primo: perché dalle cronache riportate viene descritto come il più grande dei Filosofi di quel tempo, tanto da ispirare Cosimo de Medici a fondare un'università in suo onore; addirittura considerato alla pari di Platone dal quale appunto prende lo pseudonimo Pletone.
Più studiosi gli attribuiscono, proprio per il fatto che fu di grande ispirazione a molti umanisti rinascimentali, il merito di essere il precursore del Rinascimento Italiano.


Secondo:
perché corrisponde il luogo ed il tempo in cui comparve il primo mazzo di Trionfi con le caratteristiche che sono arrivate fino ai nostri giorni.
Pletone
arrivò in Italia e più precisamente a Ferrara nel 1438, gli studiosi collocano la composizione definitiva dei tarocchi con le 22 carte che corrispondono alle attuali Marsigliesi fra il 1441 - 51 ad opera di pittori del nord Italia, (il mazzo Visconti-Sforza attribuito a Bonifacio Bembo) esattamente dopo il passaggio di Gemisto in Italia. (coincidenza?)
Altra coincidenza: sembra che Pletone non ritornò a Costantinopoli con la delegazione Bizantina nel 1439, quando si concluse il concilio, ma rimase in Italia probabilmente ospite di Sigismondo Malatesta per altri due anni. Voglio far notare che questo potrebbe essere più che plausibile, Malatesta era imparentato con i Paleologo, imperatori di Bisanzio, tramite la cugina Cleopa, che fu a Mistra allieva dello stesso Gemisto. Sembra che lo stesso Sigismondo divenne un devoto discepolo di Gemisto e la prova più lampante è la riedificazione della chiesa di San Francesco a Rimini, che dal papa Pio II fu definita Tempio Pagano e scomunicata. Altra cosa a conferma di ciò, Sigismondo prima di morire intraprese una crociata in Morea con l'intento di riportare i resti di Pletone, per poi deporli in un sarcofago centrale all'esterno dello stesso Tempio. (non poche come coincidenze)
Terzo: perché leggendo le poche cose rimaste del pensiero di Gemisto (il discorso sulle differenze fra Platone ed Aristotele, e soprattuto il Trattato delle virtù) le trovo molto attinenti allo schema. Per ultimo, banalmente, perché non ho trovato altri candidati che nell'epoca e nei luoghi designati potessero calzare meglio questo ruolo.
Ciò nonostante rimango aperto alla possibilità di sbagliarmi, anche se, più continuo la ricerca e più emergano indizi puntuali e precisi a conferma della giusta direzione.
Quella che inizialmente sembrava una fantasia, sorretta da un'impalcatura un po' vacillante, è diventata incredibilmente stabile nel confronto con la scoperta di Silvia Ronchey. L'enigma di Piero libro pubblicato nel 2006 per le edizioni Bur è una impeccabile ricerca storica, scaturita dall'interpretazione di un enigmatico quadro di Piero della Francesca. La Ronchey, nel suo libro ricostruisce completamente lo scenario che fa da cornice anche alla storia dei Tarocchi. Più precisamente, in quel quadro la Dott.ssa Ronchey vede un progetto politico atto a salvare quel che rimane del grande Impero Bizantino caduto sotto i turchi il 29 maggio 1453 (collegamento audio).
Nei Tarocchi, oltre che, vedere la costruzione di un percorso di conoscenza del se; oggi la New Age lo definirebbe percorso per l' illuminazione; si può riscontrare lo stesso progetto descritto dalla Ronchey, dove nell'ultima carta "il mondo" vi è rappresentato un mondo ideale, come avrebbe detto Gemisto, fondato sulla verità e non più sulla dogmatica appartenenza a un credo.